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Internal corporate blog roi 2nd edition

 

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Elena in riferimento al recente articolo sulle metriche di valutazione del ritorno di un internal corporate blog mi chiede:
 
Se corporate vuole dire azienda e internal sottolinea il prevalere dei rapporti fra lavoratori dell'azienda, le questioni aperte per un dialogo finalizzato ai punti sollevati dal post sono:
 
- la responsabilità di diffondere contenuti in modo da suscitare i commenti a chi spetta?
 - come le informazioni via blog vanno a integrarsi con quelle in persona dei colleghi, dei capi,tra owners e operatori di processi e funzioni?
 - è più importante la produzione di nuova conoscenza o la direzione delle persone?
 - come vincere la ritrosia a scrivere dei commentatori potenziali per evitare un participative divide in azienda?
- chi deve tirare le fila di tutto questo lavoro?
 - ultimo, ma non meno importante, come conservare la riservatezza ,almeno all'esterno, di certe informazioni, che potrebbero essere ritorte contro la strategia di mercato e le relazioni con i lavoratori e gli altri stakeholders?
 
Domande articolate e complesse alle quali sarà certamente difficile riuscire a fornire una risposta esaustiva; ci proviamo applicando la “tecnica del gambero” ®..........magari anche con l’ ausilio da parte di chi legge.
 
Ogni azienda definisce [o dovrebbe definire] oltre alla mission ed alla vision aziendali alcuni pilastri dai quali derivano i codici di comportamento di tutto il personale dell’organizzazione; questa definizione costituisce evidentemente il primo dei capisaldi di riferimento relativamente, anche, agli aspetti di riservatezza delle informazioni in generale e nel caso specifico.
 
A questo elemento basico generale andrà ad integrarsi una specifica policy aziendale sul tema.  
 
Nel precedente articolo su questo argomento ho generalizzato, per necessità di sintesi, parlando di internal corporate blog nel loro complesso e provando ad identificare i benefits principali; si rende necessaria ovviamente una miglior specifica e focalizzazione del tema introdotto.
 
Le tre macrocategorie identificate riportano a distinte destinazioni d’uso del mezzo e quindi altrettanto a pubblici concettualmente distinti seppur talvolta sovrapponibili:
 
- Knowledge Blogs
- Collaboration Blogs
- Culture Blogs
 
Ciascuna di queste categorie assolve potenzialmente, come riportato, ad obiettivi distinti coinvolgendo, altrettanto, destinatari diversi e potenziali responsabili diversi.
 
Trattandosi di uno strumento di comunicazione interna credo che la responsabilità generale appartenga alla direzione del personale che dovrà identificare gli obiettivi, coordinare l’operatività e monitorare l’andamento ed i risultati.
 
In funzione delle specificità sarà, inoltre, identificato uno o più responsabili che per competenza, autorevolezza riconosciuta e attitudini personali possano fungere da project leader e quindi da promotori dell’iniziativa e del mezzo.
I flussi di comunicazione, i meccanismi relazionali che ne derivano ed i punti di influenza potranno essere monitorati ed analizzati, anche, con l’ausilio di strumenti ad hoc.
 
Per vincere la ritrosia a scrivere, o più in generale di partecipare attivamente, di alcuni si potrebbero creare dei meccanismi di incentivazione legati alla partecipazione che basandosi su parametri quantitativi [numero di temi e/o commenti inseriti] e qualitativi [originalità e fattibilità dei contenuti proposti, coerenza con gli obiettivi aziendali......etc.] si compenetrino con strumenti di più ampio respiro e significato quali, ad esempio, la job evaluation.
 
Dall’altro lato potrebbero essere inserite dal project leader informazioni non reperibili altrimenti, “costringendo” così l’utenza alla frequentazione del blog.
 
Infine, la richiesta di determinare la priorità tra la produzione di conoscenza e la direzione delle persone mi appare stridente. La produzione di conoscenza è uno degli assets strategici per la sopravvivenza [come obiettivo di minima] ed il successo dell’impresa e quindi la priorità parrebbe derivarne ipso facto, ma, d’altrocanto, è risaputo come in quest’ambito motivazione, collaborazione e identificazione [con i valori dell’impresa] del personale siano elementi fondamentali per la produzione della conoscenza stessa e come gli stessi nascano e si sviluppino con politiche di direzione del personale e di organizzazione del lavoro coerenti.
 
Insomma, come si suol dire, è nato prima l’uovo o la gallina?  Questo è uno dei tanti “innovator’s dilemma”.
 
Ancora una volta, quelle espresse sono opinioni personali che si pongono l’obiettivo di costituire stimolo al dibattito ed al confronto professionale senza velleità assolutistiche o scientifiche; collaborando cresceremo insieme, credo.
Adesso siamo tutti lavoratori della conoscenza alle dipendenze di industrie della conoscenza.
[T.A. Stewart, Il capitale intellettuale]

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