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Uno studio torinese, del dipartimento di Neuroscienze dell?Università, evidenzia come i parenti, soprattutto i coniugi, dei malati di Sla (Sclerosi laterale amiotrofica), meglio conosciuta in ambito sportivo come morbo di Lou Gehrig, siano spesso più depressi dei pazienti.
Lo studio, pubblicato da "Neurology", la rivista scientifica dell'American Academy of Neurology porta la firma di Adriano Chiò, responsabile del Centro Sla dell'ospedale Molinette di Torino.
I ricercatori dell'Universita' di Torino hanno intervistato 31 coppie con un componente ammalato di Sla, all'inizio e al termine di uno periodo di monitoraggio durato nove mesi. Si e' indagato sugli aspetti depressivi e sulla qualita' della vita di queste famiglie. La percentuale di parenti con depressione da lieve a moderata in nove mesi e' aumentata dal 9,7 al 19,3 per cento. La sensazione di carico psicologico e' cresciuta dell'11%. La piu' comune lamentela e' stata di non avere abbastanza tempo per se stessi. Anche i punteggi di qualita' della vita sono lievemente diminuiti.
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L'ormone della gravidanza, la prolattina, potrebbe rivelarsi utile contro la sclerosi multipla. E' quanto emerso in uno studio su topi condotto da Samuel Weiss dell'Universita' di Calgary ad Alberta, in Canada e pubblicato sul Journal of Neuroscience.
La sclerosi multipla e' una malattia autoimmune caratterizzata da un danno a carico della guaina isolante le fibre nervose, la mielina prodotta dagli oligodendrociti. Il danno provoca la perdita di funzionalita' del sistema nervoso e la degenerazione e' progressiva.
I ricercatori sono partiti dal dato di fatto che le donne con la sclerosi multipla hanno una diminuzione dei sintomi della malattia durante la gravidanza. Con questo indizio gli esperti hanno visto cosa succedeva nei topi, utilizzando animali cui era stato procurato un danno mielinico. I ricercatori hanno visto che le topoline gravide stavano meglio delle altre, mostrando che solo un decimo delle loro fibre nervose mancava del rivestimento mielinico. Invece le topoline non gravide avevano un danno mielinico esteso a un terzo delle fibre.
Cosi' gli esperti hanno somministrato la prolattina, l'ormone che durante la gravidanza prepara la donna all'allattamento, a topolini modello sperimentale di malattia. I topolini che hanno ricevuto prolattina mostravano il doppio degli oligodendrociti rispetto a quelli che invece non avevano ricevuto l'ormone. Inoltre la guaina mielinica delle loro fibre era considerevolmente meno danneggiata.
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D'ora in avanti dipenderà dal dipartimento del Politecnico di Torino dedicato allo studio dei Sistemi Integrati per la Sicurezza (SITI) fornire in tempi brevissimi al WFP (World Food Program), l'agenzia dell'ONU che interviene in caso di gravi emergenze a seguito di catastrofi naturali o terroristiche, i dati necessari a organizzare i soccorsi.
In pratica, come scatta l'allarme, la squadra del Politecnico, attiva 24 ore su 24, si mette immediatamente al lavoro per incrociare i dati relativi alle immagini satellitari delle zone colpite presenti nei data base di archivio con quelli delle immagini in arrivo dopo l'evento catastrofico, individuando le infrastrutture colpite e le vie di comunicazione ancora agibili, stimando il numero di persone coinvolte e determinando eventuali zone ancora a rischio.
Ma Ithaca lavorerà anche per allertare rispetto a situazioni ambientali che possono diventare critiche. Una delle opzioni tecnologiche avanzate di Ithaca sarà quella di utilizzare dei piccoli velivoli senza pilota progettati sempre dal Politecnico per il monitoraggio del territorio.
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Il pomodoro può svolgere funzioni antinfiammatorie. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori dell'Istituto di chimica biomolecolare del Cnr di Pozzuoli e del Dipartimento di Farmacologia Sperimentale dell'Universita' Federico II di Napoli. Secondo la ricerca, pubblicata sul Journal of Natural Products, dalla buccia purificata del vegetale si estrae un polisaccolide in grado di inibire l'espressione di un gene che svolge un ruolo chiave nel processo infiammatorio.
Alla base dello studio l'utilizzo degli scarti industriali della lavorazione del pomodoro per il recupero componenti quali beta-carotene, licopene, flavonoidi e biopolimeri, per la creazione di integratori alimentari e prodotti ad uso farmaceutico.
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Stare in peidi, evitare di passare ore in poltrona fa bene quanto andare in palestra ed allunga la vita. Lo dice una ricerca dell'universita' americana del Missouri pubblicata dalla rivista Diabetes.
"Molte attivita' come parlare al telefono o guardare i propri figli che giocano in un parco possono essere fatte stando in piedi - spiega spiega Marc Hamilton, che ha coordinato lo studio - e si bruciano il doppio delle calorie". I ricercatori hanno studiato gli effetti dell'inattivita' sugli animali e sull'uomo, verificando che numerosi processi legati a malattie come l'obesita' o il diabete vengono attivati da una vita troppo sedentaria, in una misura che spesso e' difficile da contrastare con gli esercizi. "Un esempio sono gli enzimi che permettono di bruciare i grassi - spiega il ricercatore - che dopo qualche ora di inattivita' si spengono. Stare in piedi e muoversi e' sufficiente a riattivarli". Gli effetti di questa teoria sono stati confermati da studi sui diversi lavori: in un treno, ad esempio, il rischio che il macchinista, che passa il suo tempo seduto, abbia un infarto e' 2,5 volte maggiore di quello del capotreno, che invece si muove tutto il tempo. Un'altra ricerca effettuata su piu' di settantamila donne di diverse eta' ha dimostrato che in quelle che svolgono un'attivita' a bassa intensita' per cinque o sei ore al giorno la mortalita' per problemi cardiovascolari si riduce di cinque volte.
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È partita la quarta edizione di Start Cup Torino Piemonte, la competizione per progetti di impresa di innovativi promossa dai tre atenei piemontesi ed organizzata da rispettivi incubatori di impresa. La prima scadenza per presentare le idee di impresa è il 27 Febbraio 2008, per i business plan c?è tempo invece fino al 16 Luglio.
Per le idee i premi consistono interamente in servizi, ovvero in formazione imprenditoriale, tutoraggio e affiancamento nella stesura del business plan: le migliori idee potranno così trasformarsi in piani di impresa e concorrere ai premi in denaro previsti per la seconda fase del concorso. In palio, oltre ai numerosi premi speciali, 20.000 euro per il business plan primo classificato, 15.000 per il secondo e 10.000 per il terzo.
I tre vincitori di Start Cup partecipano inoltre al Premio Nazionale per l?Innovazione, la coppa dei campioni dei progetti di impresa nati in ambito universitario.
Per info su scadenze e modalità di partecipazione: www.i3p.it
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Una buona notizia per i restauratori. Presto avranno a disposizione un ?farmaco? più efficace per sconfiggere il ?tumore? del bronzo, la malattia colpisce soprattutto i reperti archeologici. Una volta venuti alla luce, questi si ricoprono di macchie verdastre che in breve tempo polverizzano il manufatto. I ricercatori dell?Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del Consiglio nazionale delle ricerche hanno progettato, sintetizzato e validato una molecola organica, la DM02, in grado di arrestare il processo di deperimento.
?Il fenomeno di degrado è causato dal cloruro rameoso formatosi all?interno dell?oggetto nel corso dei secoli? spiega Gabriel Maria Ingo dell?Ismn-Cnr. ?Finché giace nel terreno, il reperto si trova in una condizione di equilibrio chimico - fisico stabilizzatasi nel corso dei secoli. Dopo il rinvenimento, a contatto dell?ossigeno e dell?umidità, subisce alcune reazioni: il cloruro rameoso si trasforma e genera acido cloridrico che attacca nuovamente il bronzo producendo nuovo cloruro rameoso. Se il processo ciclico non viene bloccato, il bene archeologico subisce una progressiva corrosione, fino alla definitiva distruzione?.
Per trattare questa tipologia di reperti, attualmente, i restauratori usano il benzotriazolo (Bta) che, oltre a non essere sempre efficace, è sospettato di cancerosità. ?In questo tipo di trattamento, l?oggetto rinvenuto viene immerso in una soluzione alcolica riscaldata, con sviluppo di vapori tossici. Tant?è che l?Unione Europea?, commenta il ricercatore, ?incoraggia la ricerca di nuovi materiali?. Basta invece una piccola quantità di DM02 per avere buoni risultati: l?antidoto viene spalmato con un pennello direttamente sulla parte ?malata? a concentrazioni dalle 30 alla 100 volte inferiori a quelle del benzotriazolo; essendo efficace in piccole dosi, la DM02 assicura anche un minor pericolo di tossicità.
?Il nostro obiettivo è realizzare composti efficienti e non pericolosi per l?uomo, che agiscano attraverso meccanismi nanoscopici completamente diversi?, spiega Ingo, ?altrimenti c?è il rischio che nel giro di pochi anni ci troviamo ad essere disarmati di fronte al progressivo degrado del patrimonio archeologico. Sulla base di una vasta esperienza acquisita dallo studio del meccanismo di degrado dei bronzi antichi abbiamo modificato una molecola organica, facendo in modo che essa fosse in grado di agganciarsi alla superficie del manufatto e di bloccare la reattività del cloruro rameoso?. Viene così arrestata ?la metastasi? delle pericolose macchie verdastre.
I test condotti da Isabella Maria Pierigè, conservatrice della Soprintendenza Archeologica d?Abruzzo, e coordinati da Tilde de Caro e Cristina Ricucci dell?Ismn-Cnr, hanno verificato su alcuni reperti la proprietà ?curativa? della DM02.
?Nel prosieguo delle attività?, conclude il ricercatore, ?si cercherà di incrementare l?efficacia della nuova molecola per l?applicazione anche sugli argenti archeologici, definendo il protocollo di impiego per trasferire la scoperta agli utilizzatori finali?.
Info: Gabriel Maria Ingo, Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, Roma- Montelibretti, tel. 06/90672336, e-mail:
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Il 14 marzo 2007 è stato inaugurato il nuovo Centro interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC) dell?Università di Trento. Promosso dal Laboratorio di Scienze cognitive e dai dipartimenti di Scienze della cognizione e della formazione, di Fisica e Information and Communications Technology dell?Ateneo, il nuovo centro è guidato dal professor Alfonso Caramazza, rientrato appositamente da Harvard dove era docente di Psicologia e dirigeva il Neuropsycology Cognitive Laboratory.
Il centro, unico in Italia, si propone di studiare il funzionamento del cervello umano attraverso l'analisi delle sue caratteristiche funzionali, strutturali e fisiologiche, sia allo stato normale che patologico. Per fare ciò si avvale della cooperazione di neuroscienziati, psicologi, informatici, linguisti, matematici e fisici, promuovendo una interdisciplinarietà fondamentale per lo sviluppo delle neuroscienze cognitive. Il team di scienziati italiani e stranieri che lavorano nel centro integrano ai metodi tradizionali della psicologia e delle neuroscienze altre tecniche non invasive ed all'avanguardia, quali l'fMRI (functional magnetic resonance imaging) il MEG (magnetoencephalography) e il TMS (transcranial magnetic stimulation), con lo scopo di studiare e manipolare l'attività celebrale.
?Il centro ? ha affermato il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai ? rappresenta una delle migliori testimonianze di come il Trentino nella sua interezza abbia deciso di investire in conoscenza e qualità.? Dellai ha inoltre evidenziato la natura interdisciplinare del centro e la marcata vocazione internazionale come garanzie di durata e di successo per la nuova iniziativa scientifica.
Il Centro ha inoltre attivato un dottorato di ricerca in "Cognitive and Brain Sciences".
Per maggiori informazioni: www.cimec.unitn.it/events/inauguration/index.php
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E' nato in Campania il Mediterranean Center for Renewable Energy and Environmental Sustainability (MEDCRES), che avrà sede presso il Centro Eureco Ricerche di Piana di Monte Verna (CE). Un vero e proprio network che coinvolgerà enti pubblici, università, centri di ricerca, associazioni e società operanti nel settore energetico ed ambientale.
La finalità è quella di progettare - afferma l?ing. De Falco, amministratore unico di Eureco - realizzare, gestire e monitorare diversi interventi di risparmio energetico, di utilizzo di fonti energetiche rinnovabili nonché realizzare interventi di protezione dell'ambiente e bonifica ambientale.
Al Centro hanno già aderito, tra numerosi altri, i Dipartimenti di Ingegneria Idraulica ed Ambientale, di Ingegneria Chimica, di Energetica Termofluidodinamica applicata e Condizionamenti ambientali dell'Università Federico II di Napoli, l' Istituto di Chimica e Tecnologia dei Polimeri e l'Istituto di Cibernetica "E. Caianiello" del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Dipartimento di Meccanica e Aeronautica dell'Università la Sapienza di Roma, il Dipartimento di Scienze Ambientali della Seconda Università degli Studi di Napoli, il Dipartimento di Energetica del Politecnico di Milano, il Ministero della Pubblica Istruzione - Ufficio Scolastico Regionale per la Campania Direzione Generale, il Kyoto Club, la Federazione Italiana per l'uso Razionale dell'Energia, il Centro Nazionale Ricerche sulle Biomasse, l'Associazione Nazionale Italiana per la Ingegneria Naturalistica , l' Associazione Nazionale Architettura Bioecologica, il Laboratorio Territoriale di Educazione Ambientale e l' AzzeroCO2.
Il Centro è stato presentato a Napoli nel corso di Energymed 2007.
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È noto che i tumori hanno bisogno di nuovi vasi sanguigni, che utilizzano per trarre nutrimento e ossigeno e per provocare, attraverso le vie circolatorie, la disseminazione a distanza delle cellule neoplastiche e il diffondersi delle metastasi del cancro. Il fenomeno della creazione di nuovi rami arteriosi a partire da strutture preesistenti è noto come "angiogenesi" ed è oggetto di intensi studi da più di un decennio. La comprensione dei meccanismi alla base dell'angiogenesi, infatti, è il punto di partenza per la produzione di molecole ad attività anti-angiogenetica, ovvero di farmaci che, bloccando l'afflusso di sangue al tumore, ne inducono la regressione per "soffocamento". Fino ad oggi si è scoperto che tale processo è stimolato da proteine rilasciate dalle cellule tumorali, i cosiddetti "fattori angiogenetici", che agiscono sulle cellule endoteliali che tappezzano i vasi, favorendone la proliferazione e la migrazione e producendo in questo modo la nascita di nuovi capillari che, col tempo, matureranno in vasi definitivi. Recentemente il laboratorio diretto dal Professor Federico Bussolino all'Istituto di Candiolo ha identificato una molecola-chiave che controlla la migrazione delle cellule endoteliali durante l'angiogenesi. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Cell Biology, rivela che una particolare proteina, chiamata PDK1, viene attivata dai fattori angiogenetici e si localizza nella zona delle cellule endoteliali impegnata nella migrazione. La disattivazione di questa proteina compromette la migrazione delle cellule endoteliali e impedisce la formazione di nuovi vasi. In prospettiva, lo sviluppo di farmaci in grado di interferire con l'attività della proteina PDK1 potrebbe rivelarsi utile per combattere l'angiogenesi tumorale e di conseguenza contrastare la crescita della massa tumorale e la conseguente formazione di metastasi.
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Il rapporto di collaborazione tra il mondo accademico e quello della produzione si rafforza: sette nuove realtà imprenditoriali sono infatti entrate a far parte di"2i3t", l'Incubatore di imprese dell'Università degli Studi di Torino. Si consolida così l'impegno dell'ateneo torinese nella promozione e sostegno per la creazione di realtà imprenditoriali, con l'obiettivo di favorire il trasferimento dei risultati della ricerca alle aziende attraverso le strutture dell'Incubatore.
Il numero complessivo di imprese incubate nelle strutture dell'Università di Torino nel 2007 sale pertanto a 14, delle quali 9 sono attualmente localizzate nel Polo di Via Quarello, 3 nel Polo delle Biotecnologie di Via Nizza, 1 nel Dipartimento di Scienze della Terra e 1 nel Dipartimento di Veterinaria.
Le sette nuove imprese di "2i3t" si occupano di diversi settori: dalla ricerca e sviluppo nel campo agro-alimentare alla ricerca, sviluppo, produzione e consulenza nel settore chimico; dallo sviluppo di nuove tecnologie di depurazione delle acque all'utilizzo della geomatica per riconoscere ed affrontare i rischi idrogeologici. Troviamo inoltre attività nei settori della ricerca e sviluppo della biologia e protesiologia, dello screening sperimentale per la prevenzione del carcinoma al colon retto e della costruzione di
linee cellulari per la diagnostica oncologica.
Per approfondimenti: http://www.2i3t.it/
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È sottile come un capello, ma molto duttile ed efficace la nanosonda realizzata con una singola fibra ottica da una collaborazione tutta italiana tra il Consorzio interuniversitario per le scienze fisiche della materia (CNISM) presso l?Università di Pavia, il laboratorio BIONEM dell'Università della Magna Grecia di Catanzaro e il laboratorio TASC dell'INFM-CNR.
Il dispositivo, presentato in un articolo su Nature Photonics, è una ?pinzetta ottica? (optical tweezer) in grado di intrappolare oggetti con dimensioni comprese tra 1 milionesimo ed 1 miliardesimo di metro. Le pinzette ottiche standard sono poco versatili perché si ottengono focalizzando un fascio laser con tradizionali microscopi, mentre il dispositivo ora realizzato supera queste limitazioni grazie alle tecniche di nanofabbricazione. La punta della fibra ottica, infatti, è microstrutturata e può intrappolare, come hanno dimostrato i ricercatori, sferette di polistirene del diametro di 10 milionesimi di metro. Il dispositivo diventa così una vera e propria nano-sonda per manipolare e analizzare le particelle intrappolate e rappresenta un elemento potenzialmente di grande interesse per futuri dispositivi integrati realizzati con fibre ottiche.
La sonda potrebbe avere un impiego in biologia e medicina per realizzare endoscopie e verificare il posizionamento di un farmaco. Ma la pinzetta è di grande interesse anche per le sue applicazioni in fisica, in particolare per quanto riguarda la spettroscopia, poiché può essere utilizzata in laboratorio anche in condizioni di vuoto.
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I grandi ghiacciai diventano sempre più piccoli e la regressione non accenna a fermarsi. In cinque anni quelli dell'Himalaya, nella regione indiana Spiti Lahaul, si sono assottigliati di 0,85 metri all'anno, con una perdita di 3,9 chilometri cubi di acqua. E' quanto risulta dallo studio dell'Agenzia Spaziale francese (Cnes), realizzato nell'ambito del progetto Isis (Incitation a l'utilisation Scientifique des Images Spot), che si e' avvalso delle informazioni fornite dal satellite Spot 5 per realizzare un modello digitale di una frazione dei ghiacciai dell'Himalaya.
La tecnica e' sperimentale, ma e' stata convalidata nelle Alpi e, secondo gli esperti, si potrebbe dimostrare "molto efficace" per studiare lo scioglimento di tutti i ghiacciai dell'Himalaya, che si estendono su una superficie di 33.000 chilometri quadrati.
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