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Trattandosi di un satellite spia la notizia è rimasta inizialmente segreta, ma ora non ci sono più dubbi: il portavoce del National Security Council statunitense, Gordon Johndroe, è stato costretto ad ammettere che il satellite in questione è senza controllo e precipiterà a terra tra la fine di febbraio e i primi di marzo. Sempre Johndroe ha dichiarato che stanno valutando numerose opzioni per ridurre i danni che il satellite potrebbe causare; tra queste potrebbe esserci anche quella di colpire il satellite durante la fase di rientro usando un tipo di razzo sviluppato dagli USA per la difesa dagli attacchi con missili balistici. Ciò che invece non è stato chiarito è se a bordo vi sia materiale radioattivo.
Non è certo la prima volta che si verifica un simile incidente; nella maggior parte dei casi non si sono verificati danni, perché il rischio che venga colpita una zona abitata è molto basso, visto il rapporto tra terre emerse e oceani e quello tra zone popolate e zone disabitate. La probabilità che un frammento colpisca una persona è calcolato in una su un triliardo (mille miliardi di miliardi). Tuttavia, nel 1978, un satellite spia russo, il Cosmos 954, rientrò in modo incontrollato colpendo una zona vicina al Great Slave Lake, in territorio canadese, spargendo materiale radioattivo in una vasta area, ancora oggi contaminata nel punto dell?impatto.
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Qual'è il meccanismo responsabile del rapido scioglimento delle calotte polari alla fine delle epoche glaciali?
C?è finalmente una risposta scientifica ad un rebus che ha fatto discutere animatamente gli studiosi del clima nell?ultimo secolo. La teoria astronomica formulata agli inizi del '900 dal matematico serbo Milankovitch, basata sulla correlazione delle variazioni dei moti della Terra con l?alternarsi delle glaciazioni e dei periodi temperati, non fornisce infatti spiegazioni convincenti sulle motivazioni e sulla tempistica dello scioglimento delle calotte polari alla fine delle epoche glaciali (l?ultima delle quali è avvenuta circa 14.000 anni fa).
La soluzione esauriente a questa domanda è racchiusa in un articolo dal titolo: ?The history of glacial terminations from the Tiber River(Rome): insights to glacial forcing mechanisms? (La storia delle terminazioni glaciali rilevata dal Tevere: un?intuizione sul meccanismo delle glaciazioni), a firma di Fabrizio Marra, Fabio Florindo e Enzo Boschi, scienziati dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV, appena accettato dalla prestigiosa rivista internazionale Paleoceanography.
?Il nostro studio, - dice Fabrizio Marra, primo autore dell?articolo -, ribadisce il concetto di Milankovitch, che è comunque la quantità di insolazione che colpisce l?emisfero nord nei mesi estivi a regolare il meccanismo delle glaciazioni, ma in più il nostro modello mette in evidenza l?esistenza di una ?soglia? di insolazione estremamente piccola che discrimina tra il permanere della glaciazione e uno scioglimento drammatico delle calotte polari, che regrediscono rapidamente fino allo stabilirsi di condizioni simili a quelle dell?attuali. Il modello chiarisce come non sia tanto il verificarsi di particolari massimi di insolazione (cioè periodi molto caldi), bensì l?occorrenza di minimi ?moderati? (cioè meno freddi della media) a innescare questo veloce scioglimento delle calotte polari?.
L?articolo di Marra, Florindo, Boschi, elabora un modello originale di correlazione tra i tempi di deposizione della successione sedimentaria del Tevere e il verificarsi dell?ultima terminazione glaciale e applica tale modello alle successioni sedimentarie del Tevere più antiche, fornendo un set di dati relativo a una serie di terminazioni glaciali avvenute tra 800.000 e 350.000 anni fa.
?Confrontando queste età con la curva che descrive l?andamento dell?insolazione nei mesi estivi per l?emisfero settentrionale nell?ultimo milione di anni -continua Marra- abbiamo scoperto una perfetta coincidenza tra le età fornite dai sedimenti del Tevere e il verificarsi di minimi di insolazione meno intensi rispetto a quelli che li avevano preceduti e che avevano determinato la formazione di estese calotte polari?.
Viene allora naturale chiedersi se sia possibile che il sistema atmosfera-oceani possa essere così sensibile a minime variazioni di temperatura globale, domanda alla quale Enzo Boschi, presidente dell?INGV e coautore della ricerca, risponde affermando: ?si, pur nella sua complessità, il sistema atmosfera-oceani, è estremamente sensibile a minime variazioni di temperatura globale. C?è da evidenziare però che l?aver riaffermato il ruolo così determinante dell?insolazione sulla regolazione dei cambiamenti climatici a scala globale, in qualche modo fa riflettere sull?effettivo ruolo dell?anidride carbonica come fattore predominante sull?andamento della temperatura. La scoperta che questo meccanismo naturale potrebbe avere un ruolo prevalente nell?attuale cambiamento climatico non attenua le preoccupazioni sulla possibilità che nei prossimi decenni ci si avvii verso un pianeta sempre più surriscaldato?.
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Al Johnson Space Center di Houston si stanno mettendo a punto gli ultimi dettagli per la missione che porterà nello spazio l?astronauta italiano Paolo Nespoli. Il lancio dello shuttle da Cape Canaveral è previsto per il 23 ottobre anche se restano margini d'incertezza sulla data di lancio, ha spiegato Nespoli, "legati a una discolorazione che e' stata notata sullo scudo termico dello shuttle e che era stata rilevata anche sul Columbia", esploso in volo nel 2003. "Sono cose relativamente normali in un programma complesso come questo - afferma - sono in corso analisi e spero che tutto si risolva. La Nasa e' meticolosa in queste cose, non siamo dei pazzi suicidi. Noi comunque siamo pronti". La missione del Discovery prevede di portare sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss) il modulo Nodo 2 costruito dall'Italia. L'Agenzia spaziale italiana (Asi) e quella europea (Esa) si sono guadagnati un posto a bordo proprio grazie alla realizzazione di questa importante opera.
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La prestigiosa giuria del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, presieduta dal Prof. Umberto Veronesi, ha individuato la cinquina di libri finalisti:
Creazione senza Dio di Telmo Pievani (ed. Einaudi,2006);
Clima estremo di Guido Visconti (Ed. Boroli, 2005);
Blu come un?arancia di Roberto Bondì (ed. Utet,2006);
Perché la Scienza? di Luca e Francesco Cavalli-Sforza (ed. Mondadori, 2005);
L?invenzione delle razze di Guido Barbujani (ed. Bompiani,2006).
Sarà compito ora della giuria popolare formata dagli studenti di 103 classi, in rappresentanza delle Provincie italiane, leggere i testi "esercitando le loro menti per scegliere il vincitore".
Più di 1000 studenti si riuniranno quindi il 3 maggio a Padova per esprimere il loro voto e proclamare il libro vincitore nel corso di una cerimonia pubblica.
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Il 19 febbraio viene presentato ufficialmente a Roma il nuovo Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (Cmcc). Il primo istituto italiano interamente dedicato allo studio del clima nel bacino del Mediterraneo, delle sue cause e conseguenze attraverso l?uso di potenti macchine di calcolo. Per questo motivo il Centro diventerà il punto di riferimento per la comunità scientifica italiana e un valido supporto per le decisioni di governance.
Grazie a un centro di calcolo tra i più potenti d?Europa, le simulazioni numeriche sul clima permetteranno di costruire scenari molto accurati degli impatti sull?economia, sull?agricoltura, sugli ecosistemi marini e terrestri, sulle zone costiere, sulla salute.
Il convegno di presentazione si tiene presso la Sala del Tempio di Adriano, Piazza di Pietra a Roma.
Il Centro è finanziato dal Governo italiano tramite il Ministero dell?Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero dell?Università e della Ricerca e il Ministero dell?Economia e delle Finanze. Il Cmcc ha sede a Lecce ed è un consorzio di otto istituti di ricerca italiani: l?Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), la Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), l?Università del Salento, l?Agenzia Spaziale Italiana (ASI), il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, l?Università del Sannio, il Consorzio Venezia Ricerche e l?Università di Sassari.
Per informazioni: www.cmcc.it
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E? allarme coralli, il riscaldamento climatico li sta mettendo in pericolo. Sotto esame la situazione nei Caraibi dove il riscaldamento del mare, combinato agli uragani, ne ha provocato lo sbiancamento e la morte di tante colonie. Un'area questa, che negli ultimi 50 anni ha visto scomparire fino all'80% di diverse barriere coralline. Secondo le conclusioni degli scienziati, nell'ultimo rapporto dell'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), se non si corre ai ripari un disastro simile a quello del 2005 e' dietro l'angolo.
"Se non facciamo qualcosa sul fronte dei cambiamenti climatici, i coralli non rimarranno con noi ancora a lungo" ha affermato Carl Gustaf Lundin, direttore del programma mondiale sul mare dell'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn). Tra le regioni maggiormente colpite nel 2005 l'area che si snoda fra Florida, Antille francesi e isole Cayman, dove un forte sbiancamento ha colpito fra il 50% e il 95% delle colonie di coralli, uccidendone oltre la meta', specie nelle piccole Antille. L'entita' del danno non va valutato solo considerando il valore delle barriere coralline come parte vitale dell'ecosistema marino, ma come fonte di guadagno. Secondo la stima citata dalla Iucn, per l'area caraibica si parla di una cifra fra uno e 4,6 miliardi di dollari l'anno per pesca, turismo subacqueo e come servizio di protezione della costa.
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Conto alla rovescia per il lancio della missione dello shuttle Atlantis, la Sts-122, con la quale partira' per la Stazione Spaziale Internazionale (Iss) il laboratorio dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) Columbus. Grazie ad esso, la stazione orbitale continuera' a crescere e ad avvicinarsi a grandi passi verso la sua fisionomia definitiva di grande infrastruttura per la ricerca in assenza di gravita'.
Sono stati finalmente risolti i problemi che il 6 e poi il 9 dicembre scorso avevano costretto a rinviare la missione, causati da un difetto nel connettore che permette la trasmissione dei segnali elettrici fra il serbatoio esterno dello shuttle e la navetta. Il lancio è previsto per giovedi' 7 febbraio alle 20,45 italiane. Il Columbus è il piu' grande contributo europeo alla Stazione Staziale Internazionale e sara' agganciato al Nodo 2, o Harmony, il modulo portato sulla stazione orbitale nell'ottobre scorso dalla missione Sts-120 alla quale ha partecipato l'astronauta italiano dell'Esa Paolo Nespoli. Come il Nodo 2, anche il Columbus e' stato costruito in Italia dalla Thales Alenia Space e la sua struttura e' la stessa dei moduli logistici pressurizzati Mplm (Multi-Purpose Logistics Modules) realizzati per l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi).
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Il 15 gennaio è stato presentato presso il Rettorato dell'Università degli Sudi di Torino NANOMAT, un progetto dedicato al trasferimento alle imprese delle conoscenze, derivanti dal campo della ricerca, sulle incredibili innovazioni offerte in svariati campi dall'applicazione industriale delle nanotecnologie. L'obiettivo è quello di rendere possibile in tempi brevi la produzione di nuovi materiali e di nuove superfici con performance tecnologiche fino ad oggi impensabili: asfalti in grado di assorbire gli inquinanti o di emettere ossigeno, tessuti autopulenti, strumentazioni diagnostiche di dimensioni microscopiche, biomateriali. L'investimento finanziario è importante: sei milioni di euro provenienti da Regione e UE, con contributi statali e il cofinanziamento dei centri di ricerca. Il progetto fa perno sull'ASP (Associazione per lo sviluppo scientifico e tecnologicho del Piemonte) e verrà sviluppato con la collaborazione di sei partner: Corep, Centro di eccellenza sulle nanotecnologie dell'Università, Politecnico, Ateneo Avogadro, Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica, CNR.
Per informazioni: www. asp.torino.it
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Il Progetto per lo Sviluppo e l?Innovazione del Settore Aerospaziale (SISA) nasce dalla collaborazione del Corep con gruppi di ricerca del Politecnico e dell?Università di Torino e si rivolge in modo particolare alle piccole e medie imprese piemontesi nel settore dell'aerospaziale.
Questo progetto vuole rappresentare un?opportunità per favorire l?innovazione nel comparto aerospaziale delle imprese piemontesi, con ricadute anche sulle altre aziende non strettamente appartenenti al medesimo settore.
La finalità è quella di creare i presupposti per una maggiore collaborazione tra i Centri di ricerca e le industrie aerospaziali già esistenti nella regione, per questo motivo si inserisce nel contesto delle attività del costituendo Distretto Aerospaziale Piemontese.
Il Progetto SISA è gestito dal Corep nell?ambito della Misura 3.4 del Docup 2000-2006 della Regione Piemonte e vede il sostegno di Provincia di Torino, Comune di Torino, Camera di commercio di Torino, Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino, Confindustria Piemonte e Federapi.
I temi sui quali si articola il progetto sono di attualità internazionale e costituiscono un'importante opportunità di innovazione tecnologica per le PMI della filiera aerospaziale.
Le aree di sviluppo ed applicazione sono:
- sistema di condizionamento d?aria ecologico con fluido naturale, operativo sia in condizioni di raffreddamento che di riscaldamento (pompa di calore);
- impiego aeronautico di una fuel cell a idrogeno in sostituzione della tradizionale Auxiliary Power Unit;
- macchine elettriche switched reluctance e sistemi avanzati di generazione su aeromobili; indagine su possibili impieghi di prodotti commerciali;
- microsistemi;
- impiego di nuovi materiali;
Le PMI potranno richiedere l'approfondimento di specifici aspetti tecnologici e, avendo a disposizione le attrezzature e il know-how dei laboratori del Politecnico e dell?Università, potranno contribuire a supportare la ricerca con la propria esperienza e collaborazione.
Il progetto verrà presentato nel corso di un convegno che si svolgerà a Torino il 22 gennaio prossimo presso il Centro Congressi Torino Incontra.
Per informazioni: www.diadi.it
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Lo Shuttle Discovery in partenza il 23 ottobre da Cape Canaveral porterà nello spazio il "Nodo 2", un elemento interamente realizzato da ThalesAlenia Space che dovrà essere agganciato alla Stazione Spaziale ISS.
I Nodi sono componenti del tutto speciali a cui possono essere agganciati molti moduli contemporaneamente in direzioni diverse. Si tratta di enormi cilindri che anno dopo anno, come i pezzi di un gigantesco meccano, vengono lanciati e aggiunti alla stazione orbitante. La forma cilindrica dei moduli e dei nodi è determinata dalla forma della stiva dello space shuttle, l?unico vettore in grado di trasportare in orbita questi pezzi.
Il "Nodo 2", denominato Harmony", è considerato strategico per la crescita della Stazione Spaziale. Avrà le funzioni di connettere tra di loro tre laboratori di Stati Uniti, Giappone ed Europa e di permettere l'attracco di Shuttle e delle future navette giapponesi, i veicoli di trasferimento HII. Inoltre una delle porte del nodo potrà essere usata per l'attracco dei Moduli Logistici Pressurizzati, gli MPLM italiani, che servono da vere e proprie stive mobili ospitate a bordo degli Shuttle.
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Il 23 ottobre sarà l?astronauta dell?ESA Paolo Nespoli a rappresentare l'Italia a bordo dello Shuttle Discovery. Al suo primo volo spaziale, l'astronauta italiano coprirà il ruolo di specialista di missione, aggregandosi ad altri cinque astronauti della NASA.
La missione di Nespoli rientra nel contesto del Memorandum of Understanding tra l?Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e la NASA, che prevede la fornitura alla NASA di tre Moduli Logistici Pressurizzati Multifunzionali (Multipurpose Logistic Pressurised Modules - MPLM) in cambio dell?assegnazione all?Italia di un numero definito di missioni di volo a bordo dello Shuttle e di utilizzazione della Stazione Spaziale Internazionale.
Paolo Nespoli, nato nel 1957 a Milano, ha conseguito nel 2000 le qualificazioni di base per essere assegnato a una missione a bordo di uno Shuttle e alla Stazione Spaziale Internazionale specializzandosi successivamente per comandare il braccio robotico dello Shuttle e svolgere attività extraveicolari.
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Il Politecnico di Torino e la Pirelli hanno firmato oggi un accordo per lo svolgimento di attivita' di ricerca nel settore dei pneumatici. La sigla è stata posta nel corso della cerimonia dell'inaugurazione dell'ano accademico 2007/2008, dal rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, dal presidente della Pirelli, Marco Tronchetti Provera e dall'amministratore delegato della Pirelli Tyre, Francesco Gori.
L'accordo prevede una collaborazione quinquennale che avra' l'obiettivo di sviluppare ulteriormente i processi produttivi e i prodotti piu' avanzati della Pirelli. Le innovazioni frutto della collaborazione potranno essere sviluppate presso il nuovo polo industriale della Pirelli a Settimo Torinese realizzato grazie al recente accordo tra Regione Piemonte, Provincia di Torino e Comune di Settimo. L'azienda di Tronchetti Provera contribuira' al finanziamento di una cattedra in ingegneria meccanica.
"Il valore aggiunto di questa collaborazione - ha commentato Profumo - e' rappresentato dall'unione tra la tradizione industriale e la capacita' di innovazione del gruppo Pirelli e le attivita' di ricerca fortemente innovative del Politecnico nell'engineering, che ormai hanno raggiunto livelli di eccellenza con piu' di 1.800 persone dedicate, tra professori, ricercatori, dottorandi e assegnisti di ricerca".
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Per la prima volta la sonda Nasa New Horizons ha inviato immagini degli anelli di Giove dimostrando come intorno al pianeta ci siano aurore simili a quelle che illuminano i poli della Terra. La sonda da quasi due anni è in viaggio verso Plutone e ha permesso permesso di scoprire fenomeni mai osservati finora, descritti da nove gruppi di ricerca americani in altrettanti articoli presentati in anteprima in Florida, nell'incontro della Societa' americana di astronomia. La traversata della coda magnetica di Giove e' cominciata il 28 febbraio e da allora New Horizons ha attivato i suoi sette strumenti, facendo ben 700 osservazioni che hanno permesso di identificare grandi quantita' di strutture con cariche energetiche differenti nel plasma della coda magnetica e pulsazioni a ritmi regolari nell'arco dell'intero periodo rotazionale di Giove, di dieci ore.
Uno dei fenomeni piu' sorprendenti scoperti dalla sonda ci sono i plasmodi, bolle di plasma che contengono una miscela di ioni (particelle cariche elettricamente) che si formano ogni tre-quattro giorni. A giocare un ruolo principale nel fenomeno, secondo i ricercatori, e' una "ciambella" di particelle cariche (chiamata toro di Io) che circonda Giove in corrispondenza della luna Io e che e' generata dai materiali emessi dai vulcani della luna. Questa grande quantita' di materiali ionizzati e' trasportata nella magnetosfera di Giove. Quando la quantita' di particelle caricate e le linee del campo magnetico di Giove raggiungono una soglia limite, il plasma viene rilasciato nella coda magnetica sottoforma di bolle.
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