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A scuola come allo stadio: tolleranza zero

vera montanariUn ragazzo di sedici anni, Matteo, si è ucciso, perché non sopportava più gli insulti e le vessazioni dei compagni di classe. Lo accusavano di essere gay, e questo ha suscitato sui giornali italiani un acceso dibattito sull’omofobia imperante, con politici e opinion makers schierati a spiegare quanto siamo tutti colpevoli del diffuso clima anti omosessuale che si vivrebbe nel paese.
Francamente non mi pare sia questo il problema. Si è trattato, semplicemente e disperatamente, dell’ennesimo episodio di bullismo, finito in tragedia. La verità è che Matteo era un “diverso” rispetto al modello maschile imperante tra i suoi compagni (e, ahimè, non solo tra loro), aveva cioè la “colpa” di essere un ragazzo sensibile, educato, gentile con le ragazze e che andava perfino bene a scuola. Un “perfettino”, con gli occhiali e l’apparecchio ai denti, la vittima ideale per il branco degli “uomini veri”, quelli che, come si sa, non devono chiedere mai, e che sono aggressivi, rozzi e anche un po’ orgogliosi della propria ignoranza. Gli psicologi adesso ci spiegano dalle pagine dei quotidiani che i colpevoli potrebbero essere travolti dal senso di colpa. È doloroso da dire, ma ben venga. Il senso di colpa fa male, ma è un percorso obbligato per imparare a distinguere tra il bene e il male, per prendere coscienza dei comportamenti corretti e di quelli sbagliati. Perché i nostri figli vanno amati, ma anche educati, “contenuti” e perfino (udite, udite, ormai sembra sia diventato un peccato capitale) puniti. Ho letto che in Inghilterra, di fronte al crescere dei fenomeni di bullismo, stanno reagendo con la stessa veemenza che hanno usato nei confronti della violenza negli stadi: tolleranza zero. Con il calcio ha funzionato perfettamente e dalle partite, dopo due anni di pugno di ferro, insieme ai facinorosi sono spariti controlli, transenne, perfino la polizia. In questi giorni in tutte le scuole del Regno Unito sono stati vietati, senza eccezione alcuna, i telefonini, le famiglie degli studenti colpevoli di atti di bullismo saranno costrette a pagare multe salatissime e i docenti potranno addirittura fare un uso “ragionevole” della forza fisica contro gli intemperanti. Pensate allo scandalo che provocherebbe in Italia anche solo l’ipotesi di una misura di questo tipo. Siamo d’accordo, prevenire è sempre la strada migliore. Discutere, ragionare, essere quotidianamente esempi concreti di tolleranza e attenzione agli altri, e questo vale in famiglia, a scuola, nella società.

Ma i comportamenti devianti esistono comunque e vanno sanciti, e anche puniti. Per proteggere le vittime. Ma infondo anche gli inconsapevoli carnefici.

 

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