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Benvenuti, maschi (anzi papà), nel mondo dei sentimenti

il direttore, Vera MontanariAvrei voglia di consigliarvi un libro, ma ho qualche remora. L’ho iniziato, ho smesso di leggerlo, l’ho ripreso e ho capito che La strada di Cormac McCarthy è un capolavoro. Ma è anche un libro doloroso, angosciante e non sono entusiasta di invitarvi a fare i conti con le cupezze della vita e del futuro, anche soltanto attraverso un racconto. Eppure, se alla fine ho deciso di parlarvene, è perché quel libro è sì bello in sé per originalità e scrittura, ma soprattutto dà speranza, dà ragioni di fiducia sull’universo maschile, su quel mondo di codici, comportamenti, valori, solidarietà che spesso è incomprensibile a noi donne e, più spesso ancora, ci irrita o sconforta. McCarthy racconta di un mondo grigio e perennemente senza sole, presumibilmente devastato da una guerra nucleare, di città deserte, di pochi uomini ridotti a uno stato quasi animale e nemici gli uni agli altri. Un uomo e un bambino, un padre e un figlio, seguono quel che resta di una strada verso il sud, verso una meta inesistente se non nella speranza di trovare la luce e i buoni superstiti. Perchè è impossibile che entrambi, il sole e i buoni, siano scomparsi. Quel che appassiona del libro è il rapporto tra loro due. Non ci sono né donne né madri nel racconto e il mondo si chiude nella relazione tra due uomini, un maschio adulto e uno piccolo. L’inesistenza di altro e l’ostilità di quel poco che c’è intorno esalta l’essenza di quello che li unisce: la tenacia e lo spirito di avventura, la complicità e una tenerezza tutta particolare, la solidarietà, la fiducia acritica del piccolo verso il grande, la protezione totale (e, verrebbe da dire, materna) del grande sul piccolo. E questo, in qualche modo, rimanda a ciò che si vede oggi, in più e in meglio che in passato, nella relazione tra padri e figli. Ne sono convinta: c’è una maturità diversa, una passione più esplicita, una responsabilità più sentita. Per noi i codici di comunicazione che usano tra loro, tra maschi, sono ancora strani, qualche volta incomprensibili: le mitologie sportive, la fisicità un po’ fastidiosa, la critica complice, fin da piccolissimi, sulle “diversità” femminili, l’orgoglio virile spesso mal riposto, la tendenza al gruppo solidale e caciarone, la difficoltà con le emozioni. Ma c’è anche qualcosa di affascinante, tenero e diverso in tutto questo. Insieme ad una nuova apertura al sentimento, forse proprio a partire dall’amore per i figli. Esagero? Non credo, stiamo assistendo ad una (piccola) evoluzione della specie maschile: non sottovalutiamola. Anzi incentiviamola.

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