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La mattina del 7 agosto 1974, un ragazzo francese decide di fare due passi. Non è una scelta improvvisa che, in realtà, lo ha deciso qualche anno prima mentre è dal dentista. Legge, su una rivista, che a New York stanno costruendo due torri gemelle, altissime. Strappa l’articolo ed esce subito senza curarsi più dei propri denti. Da quel momento quelle torri diventano per lui un’ossessione… Raccoglie articoli, va in America a seguirne la costruzione che finisce nel 1973. Coinvolge amici di tutto il mondo e spiega loro cosa vuol fare e quello che devono fare loro.
Quella mattina, dicevo, va a fare due passi. A 412 metri da terra, su un cavo di acciaio teso clandestinamente. Passeggia, saltella, si sdraia. E fa avanti e indietro. Otto volte. Quando gli chiedono il perché lui risponde: quando vedo tre arance le faccio roteare. Se vedo due torri, cammino.
Philippe Petit mette in scena, lassù, quello che noi cerchiamo di rappresentare con i piedi piantati in terra. Lo guardi e non pensi che possa cadere. Aspetti solo di vedere cosa si inventerà ancora. Come un regista, capace di vedere le immagini che la musica nasconde, che ti sorprende e che neanche ti chiedi cosa veda il suo occhio a 35 millimetri.
Il trattato di funambolismo è un libro straordinario, una metafora, un gioco. È quello che vogliamo dalla nostra esistenza. Vedere quello che non c’è, come un cavo tra due punti nell’aria senza guardarein giù..
Come worm, un filmato gotico, esuberante, meraviglioso. Il racconto fantastico di un regista per la musica di una bella cantante.
(chi cammina, danza o volteggia su una corda a qualche metro da terra non è un funambolo. che il suo filo sia teso, lento, molleggiato o completamente libero, che egli lavori con o senza bilanciere, viene chiamato ballerino sulla corda.
chi impiega allo stesso modo un sottile filo di ottone o di acciaio diventa fil ferrista.
resta chi fa uno spettacolo che è simile ad un gioco d’azzardo. chi è fiero della propria paura. osa tendere i cavi sui precipizi, si lancia all’assalto dei campanili, allontana e unisce le montagne. il suo cavo d’acciaio, la sua corda, devono essere tesi all’estremo. egli si serve di un bilanciere per le grandi traversate.
è il ladro del medioevo, l’ascensionista del secolo di blondin, il funambolo)
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