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Illustrazione a cura di Laura C. dal titolo “outing per immagini: sono la tecnolesa numero 2″
Qualcuno mi chiama tecnolesa, io mi definisco semplicemente diversamente tecnologica perché ci vuole rispetto anche per chi, come me, è nato in un epoca in cui i computer si chiamavano ancora cervelli elettronici e promettevano risposte su tutto.
A otto anni, per dire, favoleggiavo sulla possibilità di chiedere ad un cervello elettronico se Roberto mi amava.
Poi il computer si impara ad usarlo ma se nell’era dei computer non ci sei nato o non ne sei rimasto folgorato nel periodo adolescenziale perché eri ancora troppo impegnata a inseguire Roberto, il computer resta solo un mezzo e mai un fine e questo significa che un po’ come l’auto, ti limiti ad imparare che esistono tre tasti o tre pedali e che ci vuole la benzina.
L’olio e l’acqua si usano in cucina.
Negli anni quindi, più che impegnarmi nell’uso di questo mezzo, mi sono impegnata nella coltivazione delle relazioni umane atte a favorire la mia vita virtuale. Molti amici di cui almeno uno sempre disponibile in rete a qualsiasi ora e pronto ad aiutarmi nel momento del bisogno. Mai un azzardo, mai aperta una mail di provenienza sospetta, mai installato un programma previa consulto e mai e poi mai cliccato su qualcosa di luminoso, abbagliante, colorato e invitante.
Qualche errore, a dire il vero, all’inizio devo pur averlo commesso perché il mio vecchio computer aveva tanti di quei virus che quando lo accendevo mi chiedeva se volevo impostare il programma per i delicati o quello per i colorati. Ma io sono una donna intraprendente e ho brillantemente risolto il problema buttando via il computer e comprandone uno nuovo.
Si è vero, sarò sincera, ho anche vinto in ufficio e in più di un’occasione il premio “pollo del mese” ovvero il temutissimo premio istituito dal nostro amministratore di sistema che quando va in tilt la nostra sofisticatissa rete informatica, viene a spulciare i computer di ognuno di noi in cerca di colui che si è beccato il virus. L’ultima volta, per dire, l’ho vinto per il sito “Barbie Talebana” ma io giuro che non ho idea da dove venisse fuori quel coso lì.
Comunque oggi ho ricevuto una mail a dir poco straziante nella quale un amico, nonché blogger famoso mi chiedeva se volevo essere suo amica e lo faceva con un format preconfezionato che avrebbe dovuto mettermi in allarme se non fosse stato che lo straziante messaggio recitava in fondo “rispondigli subito altrimenti penserà che non vuoi essere sua amica”.
E ho cliccato.
La sventurata rispose anche se poi ho scoperto che di Monache di Monza quest’oggi ce ne sono state davvero parecchie.
Fatto sta che con quel clik ho scatenato una reazione a catena dalla quale ancora non riesco a cavarne le gambe. Praticamente ho inviato la stessa mail a tutti gli indirizzi nella mia rubrica e siccome io non ho mai fatto pulito nella mia rubrica, ho inviato la mail a chiunque, compreso naturalmente il mio amministratore di sistema che mi ha già candidata al premio “Pollo dieci + allevato all’aperto”.
Ne sono seguite valanghe di mail di gente che, ahimè, ha risposto che vuole essere mia amica (mi sento terribilmente in colpa!) e altrettante di gente che mi chiedeva che cosa gli avessi inviato, chi ero o come stavo (queste di solito da indirizzi che non ricordo neanche a chi appartengono).
Insomma, se a qualcuno di voi avessi chiesto in tono lamentoso e luccicante se vuole essere mio amico…ecco, risponda di no, assolutamente di no, che non vuole essere mio amico che non mi conosce e che anzi gli sto pure piuttosto antipatica.
Con coloro ai quali dovessi aver raccontato che ero in lutto strettissimo per la perdita del mio geco, mi scuso doppiamente, la verità è che non sopportavo più le loro mail.
Ecco, ora che ho fatto outing posso anche andare a letto a pensare quale scusa inventarmi con il responsabile sistemi del mio ufficio.
Ci si vede sabato? Giuro che mi farò perdonare.
cervello elettronico, email, siamo amici?, spam, virus
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