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Il quotidiano

Care lettrici e cari lettori,
in questi giorni ho cercato di spiegare la teoria delle coppie miste.
E’ un po’ come avere la ricetta di un dolce che sembra facile da fare, poi ci si prova e non si può proprio mangiare.
L’esempio culinario è per dire che tra la teoria e la pratica c’è una voragine. Ho avuto modo di conoscere personalmente coppie italo musulmane, ho chiacchierato a lungo con loro, ho preso tè con pasticcini e affrontato tanti argomenti diversi. Le persone che ho incontrato sono state di una disponibilità squisita e si sono offerte di raccontarmi com’è per davvero, nella vita di tutti i giorni, essere un coppia mista.

Il quotidiano è lo spazio più interessante in cui osservare la coppia mista. Il primo problema che può far veramente vacillare il rapporto è la nascita dei figli. Questo evento modifica profondamente la struttura della coppia e il proprio modo di relazionarsi. Se l’incontro tra due culture diverse si realizza soprattutto nell’educazione dei figli, e se i due genitori non avranno risolto i loro eventuali conflitti, il bambino si troverà in una situazione che presenta seri rischi per il suo equilibrio. Voglio comunque pensare all’ipotesi più positiva: la vita familiare si realizza attraverso un lento e reciproco scambio di valori culturali che verranno trasmessi al bambino come elementi validi che porteranno ad un corretto procedimento di identificazione con le proprie figure parentali. E’ però ovvio che se prima eventuali difficoltà venivano gestite in due e la responsabilità delle proprie azioni ricadeva su due persone, con i figli le differenze diventano rilevanti come la scelta del nome, l’educazione religiosa, il bilinguismo e gli eventuali problemi dei bambini a relazionarsi con gli altri. Ogni coppia affronta questi momenti in modo diverso.
La prima scelta, quella del nome, definitiva e irreversibile, è il momento in cui si definisce, in un certo senso, l’identità dei figli. Le scelte variano ma è interessante quando i genitori decidono per nomi che appartengono a entrambe le culture e religioni, come ad esempio Miriam, o nomi che non appartengono a nessuna delle due.
Per l’educazione religiosa invece c’è chi decide di battezzare i figli per non renderli diversi dagli altri bambini e chi invece decide di non dargli nessuna educazione religiosa nella speranza che da adulti possano scegliere da soli. E che lingua parlare ai propri figli? I padri stranieri che ho conosciuto insegnerebbero volentieri l’arabo ai figli ma l’insegnamento di una lingua prevede pratica e allenamento e, nonostante ci sia la voglia di insegnare, alle volte è il tempo che manca. Anche solo un una vacanza nel paese d’origine del coniuge straniero, però, può fare miracoli per l’apprendimento della lingua. Vorrei sottolineare come in nessuna delle coppie che ho conosciuto l’educazione bilingue ha causato conflitti di tipo identitario o culturale. Ciò che forse, invece, può causare dei problemi in famiglia è la relazione che hanno i figli delle coppie miste con l’esterno. Soprattutto la scuola acquisisce una rilevanza in quanto ambiente di socializzazione e confronto con gli altri. La scuola diventa un momento importante per il bambino che la deve vivere con serenità, soprattutto se proviene da una famiglia mista. Purtroppo capitano spesso problemi di integrazione. I figli di coppia mista non hanno nessun problema in famiglia, anche perché vivono la situazione dalla nascita e quindi per loro è assolutamente normale avere i genitori appartenenti a due mondi diversi, anzi per loro è un momento di arricchimento che dona una apertura mentale che, forse, gli altri bambini alla loro età non hanno. L’unico problema, e non lo si può negare, è che alle volte se c’è del disagio questo viene vissuto all’esterno della famiglia, nei rapporti con l’ambiente circostante.

In questi matrimoni, inutile negarlo, c’è un conflitto potenziale maggiore che in unioni ‘normali’ perché le coppie si trovano di fronte a problematiche nuove, su cui non possono nemmeno confrontarsi con qualcuno. Ma riflettendo attentamente si deve ammettere che il conflitto c’è in qualsiasi coppia, mista o no. Due persone che vivono insieme, prima o poi, inevitabilmente si scontrano con l’opinione dell’altro e questo può generare attrito. Un fattore essenziale è quindi il rispetto e l’ascolto che permettono di accogliere l’altro nella sua totalità e nella sua differenza.

Non meno importante è il fattore conoscenza. Avere una conoscenza profonda e seria della religione e della cultura dell’altro può evitare molti problemi. Altrettanto basilari sono il dialogo e la comunicazione che devono essere ingredienti essenziali in un rapporto, a maggior ragione misto. Un importante equilibrio va quindi cercato in ciò che accomuna i due coniugi. Fare delle differenze un momento di crescita e arricchimento potrebbero risolvere molti problemi. Anche le diverse religioni possono essere uno spunto per un dialogo profondo.

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