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La buona notizia è che, rispetto agli Anni 90, gli omicidi sono sempre meno. La cattiva notizia è...

Fra i bilanci di questi giorni ce n’è uno di segno positivo. La buona notizia è che, rispetto agli Anni 90, gli omicidi sono sempre meno. La cattiva notizia è che si consumano sempre più in ambito familiare, o fra amici o condomini. I cosiddetti “omicidi in famiglia” risultano in aumento, così come i casi di violenza contro le donne (fortunatamente sono in aumento anche le denunce). Ma questo tipo di criminalità non si risolve né con le forze dell’ordine, né con il carcere. È come se la società stesse minando i rapporti che la tengono unita, quelli fatti di amore e di aiuto reciproco.

Dobbiamo individuare i fattori all’origine di questo disagio

Primo, il nucleo familiare che da rassicurante comunità patriarcale è diventato una precaria micro-unità. Nelle famiglie ampie della scorsa generazione, che avevano fra i cinque e i dieci figli, le rivalità fra fratelli si stemperavano negli equilibri fra caratteri diversi e nel rispetto per le figure genitoriali. Oggi la famiglia media è composta da tre o quattro elementi e i rapporti di forza (chi decide e chi obbedisce), sono incerti. Così come è incerto il destino stesso del nucleo, che non è strutturato per rimanere unito sempre e comunque.

Secondo fattore è proprio il ruolo della donna. Da conciliatrice, oggi è portatrice di competitività e inquietudine. Da quando la donna ha faticosamente - e fortunatamente - acquisito un ruolo sociale, anche lei riversa sulla famiglia quelle tensioni che un tempo smussava e quelle ansie che un tempo consolava.

Su questo terreno minato si inserisce il terzo fattore: il consumismo. Quel denaro come valore in sé che fa sì che ogni membro abbia un ruolo nella misura in cui produce ricchezza.

Infine, la perdita di ruolo degli anziani, collante fortissimo della famiglia patriarcale. Oggi la vita si è allungata, ma socialmente la sua qualità è decaduta. Poiché non contribuiscono alla ricchezza, gli anziani sono spesso dimenticati e diventano un problema: per la famiglia (che non ne raccoglie la saggezza) e per la società (che non sa come gestirli). Io dico sempre che “il diritto di un anziano è di avere dei doveri”: deve essere valorizzato per il contributo che ancora può dare alla comunità. Ma la realtà è che, di fronte a cambiamenti sociali come la silenziosa rivoluzione della famiglia, sono i più deboli a farne le spese. Speriamo arrivi presto il tempo in cui uomini e donne si accetteranno nei loro nuovi ruoli.


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