Costume e SocietÃ
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La prova del fuoco | La prova del fuoco |
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La mia meravigliosa professoressa di storia dell’arte del liceo, altro esempio di grazia incarnata, un giorno mi disse: “Il mondo si divide in persone che scelgono scarpe pesanti e persone che le scelgono leggere”. Disse questa frase mentre io la fissavo, in piedi di fronte a lei, adolescente grunge armata di anfibi con para antiscivolo e punta rinforzata, in data giugno millenovecentonovataequalcosa. Dalle Puma Boston alle Vans camuflage, dai sandali di cuoio agli stivaletti in stile Mod, alle DC bianco e oro, tutte le mie scarpe hanno un aspetto massiccio, protettivo, vagamente imponente. Mentre passeggio le vetrine che mi incantano sono quelle che espongono Blahnik, Prada, Dior, tacchi sottilissimi a reggere caviglie nervose e a chiudere l’insieme perfetto di un abbigliamento scelto con gusto. Anelo a comprare un paio di sandali tacco 12, levigati, neri come se fatti di petrolio, dalle linee sinuose e magistrali; oppure dei calzari leggeri, da indossare camminando a un metro da terra, o ancora stivali lucidi da cavallerizza rigidi e aristocratici, o scarpe di inglesi di vernice, declinate in qualsiasi forma e fattura. Eppure la passione insana per le sneakers dirotta le mie voglie sull’acquisto di gommose appendici multicolore, che mi appuntano a un metro e sessanta da terra. Dopo tanti tentennamenti, però, con la scusa di cogliere la fine dei saldi, sono entrata in negozio e ho comprato le scarpe che da tempo occhieggiavo. Non ho pensato alla goffaggine nel camminare che avrei dovuto affrontare successivamente, né i commenti di chi mi vede consuetamente con scarponi vari… A quel punto mi sono precipitata da Babette per il corso intensivo di portamento. Non so perché ma lui sui tacchi ci cammina benissimo: sarà che non sente l’ansia di fare una figuraccia rompendosi una caviglia dopo essersi ubriacato ad una festa, oppure – ancora peggio – di sembrare un insaccato, facendo capire a tutti gli sconosciuti che sì, quella è proprio la prima/seconda sera della vita che si indossano dei tacchi e sì, quelle scarpe sono nuove e fanno male. Ancheggiando come un invasato, con T-shirt American Apparel, bermuda Carhartt e leopardate Dolce e Gabbana, mi dà le direttive: schiena e spalle leggermente spostate all’indietro, petto in fuori, addominali, tesi, appoggia prima il tacco e poi la punta. Il risultato è preciso, malgrado l’aspetto virile cammina con una scioltezza invidiabile. La Candy invece si lancia e mi mostra tutte le andature delle modelle: questa è la camminata Versace, questa è Cavalli e così via. Il mio problema è ancora quello di stare immobile sui trampoli con nonchalance, quindi direi alla prima elementare del portamento, ma i miei amici insistono e puntano già alla fase “Master della camminata fashion e della sculettata violenta”. Naturalmente non mi sono persa d’animo e, forte degli insegnamenti acquisiti, per l’inaugurazione della scarpe ho colto l’occasione della prima serata danzereccia. Mi sono buttata con sprezzo del pericolo sulla pista e ho ballato per circa tre ore sulle mie scarpe nuove, contravvenendo all’elementare adagio che consiglia di non indossare mai i nuovi acquisti in situazioni che metterebbero alla prova piedi e pazienza. La soddisfazione mi ha fatto sopportare anche il dolore crescente. Alle 4.15 di notte, dopo aver superato la prova del fuoco e salutato tutti, mi avvio verso l’auto e appena fuori portata visiva, nel parco, mi sfilo i tacchi con infinito piacere. Camminando a piedi nudi, nell’umido dell’alba prossima, penso alla Brigitte Bardot super chic, sempre scalza, negli anni d’oro di Saint Tropez. A questo punto, senza sensi di colpa, mi godo il fresco, meritato riposo delle mie doloranti ma orgogliose appendici. a piedi nudi nel parco, Cavalli, Dior, portamento, prada, scarpe, tacchiLeggi Tutto : http://feeds.feedburner.com/~r/grazia/~3/148701740/. |
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