Prima dell’era televisiva del cabaret gli applausi servivano davvero, non bastava un tacito share
Gli autori mi raccolgono da uno spartitraffico su cui sto invecchiando aspettando di riuscire ad attraversare. Di lì mi portano a Chivasso, dove in serata si terrà lo spettacolo del Laboratorio Zelig. Molti autori della trasmissione Zelig vengono inviati qua e là a provinare e far lavorare comici esordienti e a dare spazio a quelli noti perché provino i nuovi pezzi con un pubblico. Di queste palestre di cabaret se ne tengono in tutta Italia, a me - fortunella - tocca la cittadina piemontese, che non è bellissima, ma è sempre meglio di uno spartitraffico a parere di molti. Approfitto della Milano-Torino per interrogare gli autori.
- E’ vero che non regalate nemmeno una battuta, che ciascuna singola risibile battuta ha un suo prezzo?
- Ah, bella intervista (si guardano incerti tra loro, quando preferirei che almeno quello col volante guardasse la strada). Non hai girato molto intorno alla questione, Laura. Ad ogni modo no, non è vero… Se non nel caso di alcuni autori (si guardano ancora, probabilmente pensando che le occhiate non possano entrare in un’intervista). Oltretutto, regalando battute a tal comico crei un rapporto con lui che potrebbe portarti a una collaborazione e quindi a del profitto. A volte scrivi una battuta e sai che sarebbe perfetta per questo o quello, in quel caso la dai senza troppe storie.
- Ci sono regole di etica del cabaret che hanno perso valore da quando questo è diventato televisivo?
- Sicuramente… Non si rubavano le battute e qualsiasi pezzo simile a quello di un altro non veniva nemmeno preso in considerazione. Ai miei tempi dopo un anno di piccoli teatri e locali fumosi avevi due ore di spettacolo pronte. I “giovani”, invece, faticano ad avere cinque minuti buoni perché lavorano poco e aspettano un colpo di fortuna. E’ cambiato, sì.
- Tutti i comici si scrivono almeno in parte i pezzi che portano in scena (parlo ancora della tv)?
- Diciamo che dovrebbero, altrimenti non sarebbero altro che attori. Alcuni però si accomodano molto sul lavoro degli autori della produzione e quindi scrivono ben poco.
Lo spartitraffico è stato quindi il successo in tv. Anche il pubblico è cambiato molto dall’era pre-televisiva a oggi: ha smesso di applaudire e ha iniziato a cantilenare dei tormentoni. Non ho bisogno di chiedere conferma agli autori: a quindici anni ero spesso seduta al Caffè Teatro, mi ci trascinavano gli amici cabarettisti, quelli che di giorno lavoravano in banca, in una comunità per ragazzini borderline o altro, mentre la sera in cambio di tre pinte di birra si esibivano davanti a venti spettatori entusiasti. Spettatori che applaudivano davvero, abituati al teatro. Al contrario del pubblico televisivo. Perché al tempo gli applausi servivano, non bastava un tacito share.
(continua…)
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