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Mia madre ama i Graffiti

(nella foto un lavoro di The Boghe)

the-bogheNegli ultimi undici anni mi sono pesso trovata nella scomoda ma privilegiata posizione di chi, per esperienza diretta e deformazione professionale, affronta l’argomento Graffiti cercando di spiegarlo nel modo più semplice che conosca. Con il tempo ho trovato un metodo infallibile soprannominato Check Mama, One-Two. Ossia “Testiamo con Mamma” e se lei capisce allora ho fatto tombola.
Oggi dopo un approfondimento con la più logorroica delle figlie (la sottoscritta si intende) anche mia madre infatti sa distinguere le scritte vandaliche dagli elaborati artistici, ed ha imparato ad usare il termine Writing al posto di Graffiti.
Come da vocabolario quest’ultimo è un termine che identifica un disegno o scrittura incisi su muro. Con il tempo è stato erroneamente utilizzato anche per indicare gli elaborati di cui accenno ma questi murales non sono incisi, bensì realizzati con le bombolette spray.
Il termine giusto è appunto Writing, dall’inglese “Scrivere”, perché gli elaborati che spesso sono incomprensibili alla maggior parte dei passanti, non sono altro che una complessa composizione di lettere. Eseguita con una calligrafia particolare. In generale, quando scriviamo, siamo liberi di utilizzare il corsivo o lo stampatello, ad esempio. Mentre chi usa i classici programmi di scrittura digitale su computer sa che la scelta può ricadere su font come l’Arial, l’Helvetica, il Times New Roman e via dicendo.
Il Writer, cioè colui che realizza i “pezzi” è quindi prima di tutto un artista del lettering, cioè della composizione calligrafica. Prima di eseguire un elaborato su muro, infatti, realizza disegni, bozzetti su carta, su cui studia quello che sarà il suo stile personale, che non dovrà assomigliare a nessun altro. Una volta soddisfatto realizzerà la composizione su muro, veicolando il messaggio desiderato. Spesso si tratta di una parola, magari proprio il nome d’arte che il Writer si è scelto per dipingere in strada.
Ma quali sono le motivazioni che spingono questi artisti ad usare la città come mezzo per veicolare la loro arte?
Velocissimo passo indietro: il Writing nasce negli Usa intorno agli anni ‘70 e arriva in Europa intorno al 1980. Ciò che spinge generazioni così diverse e distanti fra loro ad intraprendere il medesimo percorso è sostanzialmente riconducibile al logorio della vita moderna.
Come ci insegnano i libri di scuola, ogni corrente artistica è figlia del suo tempo. Il Writing nasce dall’isolamento, dal razzismo e dalla povertà ma non solo, dal bisogno primordiale di comunicare, in questo caso un disagio sociale globalizzato. Attraverso un’azione non violenta, anche se illegale.
Il Writing è anche questo: un grido di disgusto, ribellione, reazione contro la società che lo vuole minimizzare o reprimere. Come a dire: “Io sono qui e non puoi far finta che non sia mai esistito. Allora mi presento, sono il tuo scomodo vicino.”
In Italia il Writing nasce nelle periferie ma non solo. A volte i “ghetti” sono mentali e dipingere diventa una sorta di sfogo dell’anima, un tentativo estremo di sovvertire un destino scritto per noi, magari da un adulto, un familiare.
Questo movimento artistico si tramanda da ormai 30 anni e con il tempo ha perso e acquisito sfumature diverse, a volte anche invasive. Alcuni però tengono a precisare che c’è sempre stato una sorta di codice muto: Mai su monumenti e Mai su proprietà privata.
Oggi molti dei Writers più talentuosi, sia italiani che internazionali, lavorano come grafici pubblicitari, designer, stilisti, ecc. Vivono della loro arte, partecipando ad eventi ed esponendo anche lavori in galleria. Il Writing fa ancora parte del loro percorso creativo e nessuno rinnega questo passato, proprio perchè ha permesso di crescere e sviluppare il loro talento.
Il Writing è una forma d’espressione artistica così detta di “rottura” (come è stata la Pop Art) e tra le sue priorità c’è quella di riportare l’Arte per le strade, fra la gente comune, perchè tutti possano goderne. “L’Arte è per chiunque, non solo per un élite che può permettersi l’ingresso in galleria“, affermano.
Molto ci sarebbe ancora da dire sul movimento ma queste sono le informazioni basilari su cui ognuno di noi può formulare una sua opinione e in cui rientrano ovviamente anche i gusti personali. L’importante è differenziare ciò che è mero vandalismo da ciò che è arte, anche se controversa.
Per chi desidera approfondire.

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