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Segreto vergognoso

immagineA Firenze, da un po? di tempo, si parla anche di una brutta storia.

L?ennesima triste e vergognosa storia di pedofilia coperta dal silenzio più agghiacciante.

La Procura di Firenze ha di recente aperto un procedimento penale nei confronti di Don Lelio Cantini, per quarant?anni parroco della "Regina della Pace" a Novoli, periferia di Firenze, con l?accusa di abusi sessuali aggravati e continuati su minori.
In passato, nessuna delle vittime si era rivolta all?autorità giudiziaria.
Le vittime hanno denunciato gli abusi alla Curia fiorentina nel gennaio del 2004, ma fino ad ora avevano ottenuto soltanto qualche incontro con l?allora arcivescovo Silvano Piovanelli (che prima di leggere di questa storia stimavo tanto?), con l?arcivescovo Ennio Antonelli e con il vescovo ausiliare Claudio Maniago (ex parrocchiano di Don Cantini, da lui avviato al seminario).
Risultato? Solo il trasferimento dell?anziano sacerdote in un?altra parrocchia della diocesi, nel settembre del 2005, cioè ben venti mesi dopo l?esposto? e con l?ipocrita motivazione ufficiale ?per motivi di salute?.

Così il 13 ottobre 2006, alcuni sacerdoti fiorentini si sono rivolti al Papa.

 ?Non vogliamo sentirci domani chiedere conto di un colpevole silenzio? hanno spiegato in una lettera a Benedetto XVI, quando il Papa ha ricevuto in udienza l?arcivescovo di Firenze, il 2 aprile scorso. 

Le testimonianze delle vittime, bambine "predilette" e "pupilli" eletti dalla perpetua "veggente", uscite qualche giorno fa sulle pagine de "La Repubblica" edizione di Firenze, sono angoscianti. E non le voglio riferire. Fanno male e c?è un?indagine in corso.

Il punto per me è un altro: per qualcuno non doveva esserci l?indagine.

Si è letto che l'arcivescovo non aveva nessun obbligo di denuncia, non essendo un pubblico ufficiale. Non solo; se avesse violato l?imposizione del segreto sui delitti contro il sesto comandamento, che è quello sugli atti impuri, sarebbe incorso in pene vaticane assai severe, fino alla scomunica; questo grazie all? Epistola "De delictis gravioribus", firmata nel 2001 dall?allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

L?Epistola De delictis gravioribus, una circolare inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001 con cui l?allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, come si chiama oggi ciò che una volta era la "Santa" Inquisizione e poi il Sant?Uffizio, imponeva il segreto su questi orribili crimini, pena la scomunica.

In fondo ? sostengono le autorità ecclesistiche, nella persona di Camillo Ruini - Don Cantini, è già stato punito, non potrà confessare né celebrare la messa in pubblico né assumere incarichi ecclesiastici; dovrà fare offerte e recitare ogni giorno il Salmo 51 o le litanie della Madonna. Terrificante!

Tutto qui?

Una denuncia alla magistratura, no?

Quanto alle vittime, l'invito della Chiesa - stavolta nella persona di Antonelli - visto che "il male una volta compiuto non può essere annullato", è a "rielaborare in una prospettiva di fede la triste vicenda in cui siete stati coinvolti", e a invocare da Dio "la guarigione della memoria".

I panni sporchi si lavano in famiglia?

Non era la MAFIA uno Stato dentro lo Stato? 

scritto da: cateviola  su: nuvolaviola

ndr: da oggi cateviola fa il suo ingresso tra i membri di Blog Penna Calamaio. Benvenuta!


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